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UGO MULAS
Dall'Italia del Dopoguerra all'America dell Pop Art

La visione di un collezionista

a cura di Chiara Massimello

Bar Jamaica, Milano, 1953 – 1954
Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

Ugo Mulas è uno dei fotografi italiani più riconosciuti a livello internazionale.


Inizia a fotografare quasi per caso dopo aver scelto di abbandonare l’Università di Giurisprudenza, poco prima della tesi, per iscriversi all’Accademia di Brera. Ricevuta in prestito una macchina fotografica e i primi rudimenti tecnici, pensa di poter guadagnare qualcosa scattando immagini di reportage da vendere ai giornali. Sono gli anni del dopoguerra in una Milano da ricostruire. C’è molta povertà, ma anche fermento intellettuale intorno al Caffè Giamaica, punto di inizio di questa mostra.


Proprio l’estraneità iniziale di Mulas al mondo della fotografia lo rende più libero di raccontare e di esprimersi. Lontano dai circoli fotografici, comincia a realizzare opere documentarie, di ispirazione neorealista. La periferia della città, la stazione, le persone. Il clima culturale e l’atmosfera del tempo. Frammenti di realtà in cui ogni piccolo gesto o dettaglio diventa importante.

Sin dalle prime immagini di Milano degli anni Cinquanta, Mulas percepisce la possibilità del mezzo fotografico e inizia ad interrogarsi sull’interpretazione della realtà attraverso la fotografia. Per vent’anni, fino alla prematura scomparso a soli 44 anni, nel 1973, lavora incessantemente sviluppando, oltre ad una grande capacità tecnica e di inquadratura, una sensibilità psicologica e umana che si percepisce negli straordinari ritratti, soprattutto quelli realizzati a grandi pittori, letterati e rappresentanti della cultura del tempo. Occhio e obiettivo instaurano un dialogo profondo che va ben oltre la documentazione fotografica entrando nell’intimità della persona.

Ugo Mulas è la memoria fotografica della Biennale di Venezia dal 1954 al 1972, ma soprattutto è il grande narratore della scena artistica newyorchese degli anni Sessanta.

 

 

Robert Rauschenberg, New York, 1965 
Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

Lucio Fontana, L’Attesa, Milano, 1964
Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

Poco dopo la vittoria epocale di Rober Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, parte per New York dove, con l’aiuto del critico Alan Solomon, inizia a fotografare gli artisti, gli studi, le gallerie e il clima culturale della pop art e della scena artistica newyorkese: Andy Warhol, Frank Stella, Jim Dine, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Marcel Duchamp. Immagini intense in cui Mulas interpreta la personalità degli artisti e racconta i loro luoghi. Duchamp è immortalato in una sequenza di dieci immagini iconiche che ben esprimono la sensibilità descrittiva, la capacità narrativa e lo spessore intellettuale di Mulas. Una sorta di “azione fotografica” in cui l’artista è raffigurato nel suo atteggiamento del “non fare”, “l’atteggiamento del vivere e basta”. Mulas lo rende con il semplice camminare, lo stare seduto davanti ad una scacchiera di cemento nel parco senza neppure guardarla, il vagare per casa distrattamente, o l’andare al museo come un visitatore qualunque. Una riflessione sulla rappresentazione, sulla posa nel ritratto, sull’immagine che non è più documento ma stato mentale.

 

Le fotografie esposte provengono dalla collezione Massimo Prelz Oltramonti dedicata alla sperimentazione e all’innovazione della fotografia in Italia, dal 1930 al 1970.

 

Testi a cura di Chiara Massimello

Ugo Mulas nasce il 28 agosto 1928 a Pozzolengo nel Bresciano.

Dal 1948 si stabilisce a Milano e comincia ben presto a frequentare l’ambiente dell’Accademia di Brera dove entra in contatto con gli artisti e gli intellettuali che si ritrovavano al Bar Jamaica.
Affascinato dal mondo dell’arte, Mulas approda alla fotografia quasi per caso. La sua formazione è completamente autodidatta.
Egli comprende presto che essere fotografo vuol dire fornire una testimonianza critica della società nella quale egli vive: la società del dopoguerra. E’ proprio questa sensibilità che guida le ricerche di Mulas tra il 1953 e il 1954 con i primi soggetti: le periferie milanesi, la Stazione Centrale e gli amici del Bar Jamaica.
Significativo è l’incontro in questi anni con Mario Dondero con il quale realizzerà il suo primo reportage, pubblicato su “Le Ore”, alla Biennale di Venezia del 1954. Da questa esperienza, Mulas seguirà la manifestazione veneziana fino all’edizione del 1972.
 Nel 1958 al Jamaica, Mulas conosce Antonia Buongiorno, che diventerà presto non solo sua moglie ma anche compagna del mestiere, affiancandolo nella gestione di uno studio fotografico professionale.
Mulas matura in questo periodo il progetto di un reportage dedicato alla scena artistica italiana e internazionale. 

L’estate del 1964 è significativa per Mulas. Alla Biennale di Venezia viene presentata la Pop Art al pubblico europeo; inoltre il fotografo ottiene la collaborazione del critico Alan Solomon e l’appoggio del mercante d’arte Leo Castelli i quali introducono Mulas nel panorama artistico americano durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti.
Qui ha modo di documentare importanti pittori al lavoro tra i quali Frank Stella, Lichtenstein, Johns, Rauschenberg; e di ritrarre importanti presenze come Marcel Duchamp, Andy Warhol, John Cage.
La collaborazione con gli americani continuerà poi nel 1965 e successivamente nel 1967, anno nel quale Mulas presenta la sua analisi del lavoro degli artisti pubblicando il volume “New York: arte e persone”.
Il 1970 segna drasticamente l’attività di Mulas, il quale si ritroverà costretto a ridurre la sua attività di fotografo poiché gravemente ammalato. Tuttavia realizza in quest’anno un lavoro con Paolo Scheggi, il catalogo della mostra “Amore mio” organizzata da Achille Bonito Oliva e inoltre realizza un completo reportage della mostra “Vitalità del Negativo” sempre di quest’anno. Nel 1971 realizza un magnifico lavoro di riproduzione delle sculture di Fausto Melotti e nel 1972 porta a termine il suo lavoro concettuale, la serie “Le Verifiche”, iniziato nel 1968.

Si spegne a Milano il 2 Marzo 1973.

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